lunedì 5 novembre 2007
mercoledì 31 ottobre 2007
Last minute's banner
L’ulcera morde, ahimé, son stato a tutti i party.
Fuggire! via fuggire! Dove ad aspettarti
Fluttuano beati pesci arcobaleno!
Niente, manco un invito a un vernissage osceno
Tratterrà il mio cuore che il tropico risana
Sole! Né il sorseggiare biologica tisana
In posti che la moda rende popolari,
Né la badante coi suoi languori avari.
Partirò! Pregusto l’ozio della calura,
Son quasi in vacanza se allaccio la cintura!
Una Fretta, assorbita tra impegni e scadenze,
Fissa già i ritorni scegliendo le partenze!
E, forse, il mio volo, solcando cieli strani
Sarà intercettato da razzi iraniani
Puntando, fuori uso, su spiagge di Hammamet…
Ma, cuore mio, afferra l’offerta del Club Med!
domenica 21 ottobre 2007
Fascista!
«Non l’ha colpito solo alla mascella, ma anche sullo zigomo!» precisa divertito quello più grosso indicandosi il punto col dito. «Così fa davvero male. Non puoi neanche provare a risistemartelo muovendo la bocca: lì è davvero duro!»
«Benny [è un nome simbolico] voleva che intervenissimo. Ma noi cosa dovevamo fare, se gli amici di quello non facevano niente? Metterci in quattro?… Loro erano tre. Se avessero alzato le mani su Benny, allora sì… Ma così, cosa dovevamo fare?...».
Sorride mentre racconta del pestaggio, ha un’aria gioviale. Da alcune parole si capisce che c’è di mezzo una maglietta, ma i due vi accennano di sfuggita, dando la cosa per scontata.
Poi, quello con la felpa granata chiede al compagno se si picchi spesso.
«Noh!», gli risponde l’altro, «È solo Benny che attacca sempre briga. - Tu invece?».
«No, io mai veramente. Solo una volta ho rischiato di picchiarmi sul serio».
E gli domanda se conosce un certo Robi.
«Quale, quello della H? Sì, so chi è. A quello lì basta che gli dai uno spintone che finisce a terra!»
Viene presto fuori che sta sul culo a tutti e due. Era stato proprio Robi, una volta, ad invitare a casa sua il ragazzo dalla felpa granata, all’uscita di scuola; questi aveva pensato che se ci andava non si sarebbe dovuto preparare da mangiare, e così aveva accettato. Lungo la strada, però, Robi aveva cominciato a tirargli dei cazzotti, uno, due, tre… E lui ogni volta rispondeva al gioco, che però stava diventando troppo pesante, perché quello i pugni glieli tirava anche all’inguine, dove fanno male…
Il racconto è interrotto dall’arrivo di altri due compagni di classe, che finora erano rimasti a chiacchierare al fondo del tram. Parlano in maniera piuttosto pulita, è evidente che frequentano tutti quanti il liceo. Anche a loro il ragazzo in nero ripete la storia del tipo preso a pugni per la maglietta, e di come fossero poi saliti al volo sul 15, e uno di loro, esaltato, non riuscisse a smettere parlare di ciò che aveva appena fatto Benny.
«Ma…» chiede incuriosito uno dei nuovi arrivati, dai capelli curati e uno stile artistico: «Gli amici di quello non hanno fatto niente?»
Qui, finalmente, quello grosso può riferire disdegnosamente: «Uno si è girato impaurito dall’altra parte. L’altro si è coperto il viso con le mani!».
Sorridono tutti e quattro. A questo punto quello di prima si informa divertito: «Sì, ma com’è che è cominciata?»
«Quei tre tipi stavano chiacchierando sulla panchina. Benny si è avvicinato e ha detto a quello in mezzo: “Carina questa maglietta…!” Poi gli ha detto di togliersela subito, perché era da fascista. Quello se l’è tirata subito via, ma Benny non gli ha lasciato il tempo e ha iniziato a prenderlo a pugni!»
lunedì 8 ottobre 2007
A scuola
Poi mi ha chiesto: «Tu ce l’hai la ragazza?»
«Adesso no…» le ho risposto.
«Perché io mi sono già innamorata di te!»
venerdì 27 aprile 2007
La spazzina e la polvere - idea per cortometraggio
C’era una volta una giovane spazzina armata di scopa e paletta. Ogni giorno, dopo la chiusura del mercato, ramazzava cartacce e porcherie. Però, invece di fare un lavoro ordinato, si affaccendava su e giù, a destra e a sinistra, come attirata da quei punti dell’asfalto in cui la sporcizia era più accumulata. Sembrava quasi che volesse spazzarli il più in fretta possibile. Tuttavia i minuti passavano e, benché si agitasse da una parte all’altra del piazzale agitando la sua scopa, lo sporco non accennava a diminuire. E non pareva importargliene granché: aveva un’aria sempre tranquilla; anzi, dopo un po’ finiva per essere così gioiosa che poco ci mancava che si mettesse a saltellare con la paletta in mano. Poi, quando le sembrava di aver finito per bene il lavoro, guardava dentro la paletta, dava un ultimo colpo di scopa, dopodichè si fermava e, puntualmente, sospirava, lieta di soddisfazione. Eh sì, perché a questo punto, disegnata sul fondo del suo attrezzo, poteva ammirare la faccia cicciottella e un po' triste di un rospo! Allora la spazzina lo guardava negli occhi, gli sussurrava qualche parola gentile, e poi, con uno schiocco di dita, faceva levare una folata di vento, mentre roteando velocissimamente la paletta gettava in aria tutto quel che aveva appena raccolto. Così una lieve nuvola di polvere colorata si alzava proprio di fronte a lei e, per un solo preziosissimo istante, assumeva la forma di un principe azzurro. Felicissima, lei gli mandava un bacio con la mano, giusto un attimo prima che si dileguasse. Poi, dopo che anche la nube di polvere era sparita assieme al principe, la spazzina stava ancora un momento a guardare davanti a sé, tutta sognante; piano piano si riprendeva dalla visione, tanto bella che le dava ogni volta il batticuore; e infine ricominciava a lavorare: con gli occhi che ancora le brillavano, si rimetteva a ramazzare il piazzale del mercato.
E i passanti che per caso l’avessero vista, avrebbero notato una semplice spazzina, ordinata e diligente, che eseguiva con grande cura le pulizie a cui era addetta, dall'inizio fino alla fine, senza lasciare a terra nemmeno un batuffolo di polvere; e forse qualcuno avrebbe sogghignato nello scorgere, insieme a tanta scrupolosità, quel suo luminoso, immotivato, sorriso.
venerdì 13 aprile 2007
Elevazione (Charles Baudelaire)
al di là delle pianure, dei monti, delle nubi,
al di là dell’atmosfera, dei pianeti, del sole,
al di là dei confini della sfera stellare,
spirito mio, ti muovi con agilità,
e, come un nuotatore in deliquio sull’onda,
solchi gaiamente l’immensità profonda
con virile e ineffabile voluttà.
Volatene via dai miasmi morbosi;
va’ a purificarti nell’aria superiore,
e bevi, come un puro e divino liquore,
il fuoco che colma chiaro gli spazi luminosi.
Lontano dalle noie e dalle lunghe inquietudini
Che schiacciano al loro peso l’esistenza brumosa
Beato chi d’un colpo d’ala vigorosa
Slanciarsi può a serene e lucenti altitudini;
Colui il cui pensiero, come un passero veloce,
verso il cielo al mattino spicca libero il volo;
Chi plana sulla vita, e comprende tutto solo
La lingua dei fiori e delle cose senza voce!
giovedì 5 aprile 2007
Verde salice
Porgi la lingua nuda al ramo,
Alla succosa spuma.
Porgila al germoglio piano piano
Che goccia amaro
E voluttà profuma.
martedì 3 aprile 2007
mercoledì 21 marzo 2007
Capriccio di poeta
Parole coglierò dalle spiagge d'Amore
E te le soffierò contro con rabbia
Al primo sbuffo del mio ventoso umore.
venerdì 16 marzo 2007
Tramonto di dicembre
Camminavo tra le foglie secche verso casa. Pochi minuti prima, ancora sul marciapiede, avevo visto l’orizzonte occidentale salmoneggiare. A un tratto me ne resi conto, mi girai e notai la luce di un faro potentissimo a ridosso di una casa; guardai meglio e capii che era il sole, che spuntava da un oblò apertosi in uno strato di nuvole grigio-chiare. Era giallo come un canarino, ma tanto abbagliante da sembrare il riflesso accecante del sole su uno specchio… E sotto di esso, sotto il gonfiore delle nuvole, si stendevano striati i riflessi giallo-arancioni e color salmone tipici del tramonto.
Ma Lui, quasi a irridere un sublime troppo facile, se ne restava adagiato più in alto, testa d’oro di bimbo su un morbido cuscino di nuvole.
giovedì 15 marzo 2007
Panbesulio e l'uomo col teatrino sul cuore
Però, ha davvero un gran cuore quel signore! Sono proprio sicuro che se ne va in giro così, con quel teatrino attaccato al collo, perché ha tanta voglia di donare un po’ di cuore alla gente – di renderla felice, insomma, come mi correggerebbe Enrico. Solo che visto che il suo cuore vero mica lo può dare, allora ha deciso di offrire almeno uno spettacolino che metta di buon umore, e di metterlo in scena proprio lì accanto.
Sì, questa spiegazione mi soddisfa proprio. Peccato che Enrico non riesca mai a capire: anche questa volta ha sorriso alla mia osservazione, come se dovesse sempre avere ragione lui solo perché è più grande. Ha continuato a prendermi in giro per un bel po’. Se la rideva e mi ripeteva: “Ma che dici, Panbesulio! Erano solo le strisce dorate di una sciarpa!”. Dopodiché scoppiava in un'altra risata.
Per me, può dire tutto quello che vuole Enrico, tanto io rimango della mia idea: gli mancano gli occhi al cuore a quello lì!
Epigramma (dalla Nuovissima Antologia Palatina)
E la passione sua par quasi spenta
«Sarò il tuo fuoco!» squillo a mo’ di sveglia, e prego:
«Sollevami al piacere come una mongolfiera!»
lusinghe d'amore
Usando il cono come pennello" (Francesco Conte ?)
per te dipingerò le stelle
usando come tela il cielo:
pennelli saranno i nostri baci
il colore lo prenderò dai tuoi occhi
martedì 13 marzo 2007
Panbesulio e la Luna Rossa
Io ero contentissimo d’uscire, però Enrico se ne stava tutto il tempo a gurdare le ragazze che passavano, allora per non annoiarmi ho deciso di fare quattro chiacchiere con la Luna. Non l’avessi mai fatto! Non appena l’ho guardata, è diventata tutta rossa! Le ho detto che non doveva essere timida, ma lei mi ha rimbeccato:
“Non sono timida, caro Panbesulio, è solo che ho tanta paura. Non vedi che la Notte mi vuol mangiare? Guarda, mi ha già dato un morso, e ora sto sanguinando tutta!”.
Piangeva, la poverina, aveva paura per davvero. E non bastava fosse rossa, era diventata pure pallida pallida.
“Però non devi preoccuparti, Luna!”, le ho detto per calmarla: “è l’eclissi che ti ha fatto cambiare colore. Lo hanno detto anche al telegiornale che succedeva! Però stai tranquilla, non devi pensare che la Notte ti vuol mangiare”.
Ma lei ancora più agitata: “E allora perché sono così? Che malattia è l’eclissi? Dimmi, Panbesulio, ho qualche speranza di guarire?”
“Ma sì, sì! Gli scienziati dicono che l’eclissi sono il Sole e la Terra che si mettono d’accordo per farti un po’ d’ombra. Ma è solo uno scherzo: volevano vedere come reagivi. E tu ci sei cascata in pieno!”
A quel punto la Luna era più rossa che mai. Ma dopo un po’ si è calmata, e piano piano ha cominciato a ritornare luminosa, prima uno spicchio, poi un quarto, poi metà, e alla fine una tonda bella gialla Luna piena! Sì, mi piaceva proprio così chiara e sorridente. Però lo so che, dentro di sé, era ancora tutta rossa per aver essersi fatta fregare così da quello scherzetto!
Presentazione di Panbesulio
Pochi di voi, credo, lo conoscono, benché negli ultimi mesi sia stato il compagno più fedele delle mie lunghe e solitarie passeggiate. Cercherò allora di presentarvelo.
Panbesulio è un cagnolino, o forse un insetto, o magari semplicemente un bambino. Quando alcuni conoscenti francesi me ne parlarono per la prima volta, me lo descrissero come un mostriciattolo di natura. “È un insettuccio, mi dissero, che ha bisogno di far l’amore tutto il giorno, freneticamente, su tutto: le femmine della sua specie o il primo oggetto qualunque che gli capiti a tiro, per lui non fa differenza”. Quando però lo incontrai, mentre mi trovavo in viaggio a Barcellona con Maria, scoprii che la realtà era ben diversa dalla leggenda che andava diffondendosi. Al solo sentirlo parlare, nel suo modo squillante sempre accompagnato da tanti piccoli gesti, rimasi colpito dalla tenerezza della sua persona, dalla non comune sensibilità, celate dietro alla solare allegria e a quella maschera di sfrenata sensualità – in realtà un fanciullesco entusiasmo per tutto quanto capiti sotto i suoi sensi - che era stato costretto ad indossare dal capriccioso gusto dei suoi presunti amici d’allora; il gusto di poter prendere in giro in lui difetti propri, di cui avrebbero altrimenti dovuto prender coscienza, e provar vergogna.
Commosso dalle precarie condizioni in cui si trovava quando l’ho conosciuto, decisi di adottarlo. Così, dalla fine dell’estate scorsa, dal mio ritorno da Atene, Panbesulio vive con me. Ogni giorno tiene compagnia alle mie ore di cammino; passeggiando insieme, a volte parliamo, facendo qualche battuta e commento sulla gente che passa, sulle cose che succedono attorno a noi, sulle vie, sulle case, sulle scritte in cui ci imbattiamo, e, soprattutto, sui tesori della natura che entrambi ammiriamo; più spesso ancora, però, e nonostante la sua estrema ipercinetica vivacità, taciamo: ci limitiamo a contemplare, e a serbare le belle immagini nel cuore. A sera, poi, ci scambiamo reciprocamente le impressioni su ciò che ci ha portato a sognare, o a meditare. Le sue osservazioni, all’apparenza ingenue, non cessano mai di stupirmi, e il risolino di scettico assecondamento che puntualmente si disegna sul mio volto non appena Panbesulio comincia a parlare, finisce per distendersi invariabilmente in un radioso sorriso di riconoscente considerazione.
Ma la mia gratitudine per l’entrata di questo meraviglioso essere nella mia vita ha raggiunto il punto di massima esultanza qualche giorno fa. Era mattina, e io mi ero eccezionalmente svegliato prima di mezzogiorno; Panbesulio, invece, continuava a dormire, fiduciosamente abbandonato al calore della sua cuccetta, con la boccuccia spalancata. Da qualche momento ero perso a guardarlo respirare così tenero e indifeso, quando la mia attenzione è stata attirata da un foglio che aveva lasciato la sera prima sul tavolo, accanto alle matite colorate; inizialmente avevo creduto si trattase di uno di quegli strambi disegni che tanto gli piace fare, ma poi vi ho riconosciuto una poesia. Leggendola, mi sono commosso. Perché non avrei mai creduto che dietro la travolgente e allegra giocosità della sua natura, si potesse nascondere un’anima a cui il Fato ha destinato la tristezza. Da quel giorno sento il piccolo Panbesulio più vicino che mai. Ma ecco la poesia:
Il mio cuore è una pietra, nera, tonda, levigata, su cui cadono gocce di pioggia - gli ammiccamenti della vita. Cadono, ma la pietra è fredda e non sa trattenerle. E ogni goccia scivola lungo la superficie, lentamente, lentamente, scivola per poi perdersi, come una lacrima. Col passare del tempo però, una lieve conca si è scavata nel punto dove, goccia dopo goccia, bussava la vita. E sulla conca si è formata una piccola pozza riflettente. Così ora, se si guarda la mia pietra dall’alto, si può distinguere un occhio, che quieto contempla lo spettacolo cangiante che il mondo gli offre. E di tanto in tanto, dal suo sguardo commosso e riconoscente, trapela malinconica una lacrima.
Ps.: qualcuno potrà domandarsi con che diritto pubblichi sul mio blog pagine del diario del mio giovane amico. La verità è che non potrei fare altrimenti. Tale e tanta è l’amicizia che negli ultmi mesi ci ha legati che, omettendo i suoi aneddoti e le sue riflessioni, mi sembrerebbe di tralasciare qualcosa che è ormai parte anche di me. E poi è lo stesso Panbesulio che me lo ha chiesto. Negli ultimi giorni non fa che ripetere con un’insistenza esasperante: “Quand’è che mi fai il blog? Quand’è che mi fai il blog?”. All’inizio voleva mettere su un blog tutto suo, ma io sono stato categorico: gli ho risposto che è troppo piccolo, e che per qualche anno non se ne parla. Sono troppo apprensivo? Non lo so. Ma vorrei evitare che il suo cuore semplice possa cadere nei tranelli della gente cattiva sempre in agguato in rete. La prudenza su Internet non è mai troppa.
Un abbraccio a tutti, enrico
sabato 10 marzo 2007
Post-scritto alla Teoria dell'escremento mancato
martedì 6 marzo 2007
Recensione dell'articolo "Shit as anthropogenic element" del professor Yannis Skatologos
Per quanto possa apparire assai curiosa, se non addirittura fantasiosa, la teoria del professor Skatologos ha il merito di stabilire per la prima volta un legame tra: 1) l'emergere di forme di inibizione, e 2) l'instaurarsi di pratiche rituali e 3) di costumi. Tutti elementi, questi, che differenziano l'essere umano in quanto portatore di cultura rispetto agli altri animali. Fino ad oggi non era stato infatti ancora individuato alcun fenomeno protoculturale in cui fosse rilevabile con tanta evidenza tale triplice articolazione interna. Cosicché, grazie alle intuizioni contenute in questo studio, si potrà ormai del tutto legittimamente e senza vergogna sostenere che, seppur la teoria dell'escremento mancato del professor Skatologos possa suscitare dubbi e perplessità sul piano del fondatezza storica e della sua dimostrabilità, purtuttavia essa rappresenta un simbolo trasparente del passaggio dell'uomo alla Cultura, e della sua trionfale entrata nella Storia.
Il mediatore liberista di strada
"Credo che, nell’ottica dell’agire nel concreto, sarebbe utile aprire un servizio di pubblic relations tra le mogli dei ricchi uomini d’affari, i barboni di portici e stazioni, istituzioni e forze dell’ordine. Proprio l’altro giorno mia zia (la moglie del direttore di banca) si lamentava di non riuscire a distribuire ai clochards giacche a doppio petto appena appena usate dal marito. Orgogliosamente non le accettavano, infastidendola, forse nella paura di non ricevere più la carità nel caso fossero troppo ben vestiti; oppure, di esser fermati da qualche poliziotto insospettito sulla provenienza dei loro abiti di lusso. Personalmente, credo che avrebbero incontrato difficoltà anche a rivenderli. Un’altra dimostrazione dell’ingiustizia e della disparità insite nel sistema attuale, che impedisce il pieno sviluppo del principio di libera impresa e di speculazione ad una parte ingente della società (il tutto mescolantesi ad una serie di pregiudizi morali e d’onore non si sa quanto intenzionalmente trascurati dai fiacchi ideologi del demo-economicismo: ad esempio, come reagirebbe la zia in questione se sapesse che un suo dono è stato riciclato a fini di lucro?). Il ruolo del mediatore liberista di strada sarebbe quello di assicurare il pieno inserimento nel sistema di scambio ai senza-fissa-dimora: facendo da medio e garante negli scambi tra benefattrici facoltose e i soggetti in questione, attraverso – quando si rivelasse necessaria – un’opera di pressione sulla classe politica, atta a riconoscere dignità di virtuoso scambio economico (sottoponibile alle tutele di un regolare contratto) al rapporto tra accettazione della beneficenza da una parte, e soddisfazione dei buoni sentimenti dall’altra - rapporto stupidamente trascurato dagli amministratori attuali del sistema (ciò che, a guardar bene, mette in luce il deprecabile stato di arretratezza della razionalizzazione dei rapporti tra individui nella nostra società)".
Metamorfosi di una nuvola (cieli di Torino, 2-3-2007)
Dal color perla e arcobaleno
Che piano s’allungò in due gambine
Rosa su grigio
Di dormiente corpicino.
Orfanello del giorno
Morente te ne andavi…
In grigio-azzurra polvere
Al vento decomposto.
Una suggestione
Breve saggio su un pensiero di Walter Benjamin
R. M. Rilke
C’è un appunto di Walter Benjamin piuttosto noto:
“Tutto è pensato. Pernottare in un pensiero. Se ho passato la notte al suo interno, so qualcosa di esso che nemmeno il suo autore presagiva”[1]
Più oscure sono però le circostanze della sua origine, tanto che molto spesso si è voluto interpretarlo come espressione di un concetto puramente spirituale, dimenticando la genesi materiale di ogni pensiero concepibile dall’uomo. Lo scopo di questo articolo è di fare un po’ di luce sulla sua storia, e di abbozzare la definizione del dominio entro cui l’opinione del poeta idealista Rilke sulla nascita di ogni pensiero geniale può aver senso da un punto di vista genuinamente marxista.
Pare che un pomeriggio del 1929 il futuro autore delle Tesi di filosofia della Storia ricevesse una telefonata dal suo collega e amico Adorno. La sua voce era spezzata, c’era una vena di disperazione nel suo modo di parlare.
“Walter – gli disse – sono nei guai, devi aiutarmi! Dimmi, quand’è che ci possiamo incontrare?”
“ Beh, non saprei… Sta sera al ristorante del Ritz?”
“ Va bene, va bene… - rispose agitato Adorno. – Ma tu vieni, non mancare! Ho bisogno di te!”
Abbassando il ricevitore, Benjamin si sentì alquanto scosso: era la prima volta che Adorno gli dava del tu. Doveva trattarsi di qualcosa di molto grave, pensò.
La sera i due si trovarono come stabilito. Adorno arrivò con qualche minuto di ritardo; i suoi passi erano nervosi, tremava.
“Sai Walter - cominciò senza neanche salutarlo – il mio rapporto con Gretel è in crisi! Continua a rimproverarmi che la sera non sto mai a casa. È esasperante. Sospetta che abbia un’amante, e ha persino minacciato di cambiare la serratura se le mie assenze continueranno ad esser così frequenti. Dice che non mi vuole più sposare! Ma non capisce, non vuole saperne di quanto mi senta soffocato quando sono obbligato a stare tutta la notte con lei, e a ritrovarmela a fianco la mattina. Non sai che strazio per i miei pensieri! Però se glielo dico, ecco che mi risponde sarcastica: “Ancora questa storia dei pensieri! Theodor, se vuoi andare con un’altra trova almeno una scusa più convincente! Lo sai benissimo che tutto è già stato pensato!” E adesso, ogni volta che faccio per uscire, mi grida: “Non mi ami più! Tieni più ai tuoi pensieri che a me!”. Io le ripeto sempre che non è vero, che sono ancora innamorato di lei come il primo giorno, che vorrei passare tutto il tempo a pensare a lei, soltanto a lei… - Qui esitò. Prese fiato, ma prima di poter ricominciare scoppiò in lacrime: - Ma non posso! Tu Walter, tu solo mi puoi capire! Non riesco a rinunciare a pensar male della classe borghese per dedicare tutte le mie cure a lei. E poi sarebbe una condotta da traditori! Walter, ti prego, devi far qualcosa!”
“Hai ragione, sì. Ma cosa?”
“Qualcosa, qualsiasi cosa, pur di non restarcene qui con le mani in mano come due intellettuali! E poi tu la conosci, sai com’è fatta. Lo so che vi scrivete spesso lunghe lettere. E so anche che di te si fida. Prova a scriverle qualcosa, dai, qualche riga. Fallo per me! E se non per me, fallo per solidarietà alla classe dei critici della società!”
“D’accordo, d’accordo. Cercherò d’inventarmi qualcosa per calmarla. Ma adesso bevi un po’, ché sembri uno straccio. E soprattutto, smettila di preoccuparti. Vedrai che riusciremo ad aggiustare la cose!”
“Oh, grazie, Walter! Grazie! Lo sai quanto ti stimo, come recensore e come confidente! Se non fosse per te, la totalità della causa rivoluzionaria potrebbe andare in fumo!”
Per tutta la sera Benjamin pensò ad un biglietto da mandare alla compagna dell’amico. In fondo sì, lo capiva. Capiva che se la prostituta è il simbolo della società mercificatrice capitalista, la donna come fidanzata e futura moglie può raccogliere in sé tutte le istanze contro-rivoluzionarie, mutandosi in un buco nero capace di risucchiare fino all’ultima tutte le pulsioni alla trasformazione.
Fu allora che concepì quel pensiero.
Prese della carta da lettere, impugnò la penna e scrisse:
“Cara Gretel,
oggi ho visto Theodor. Mi sembrava sconvolto. Ti ama, ne sono certo. Mi ha detto ciò che gli rimproveri. Ma tu devi essere più comprensiva con lui. Lo so, è vero che tutto è già stato pensato. Però ci è ancora possibile pernottare in un pensiero. E se ci si passa la notte al suo interno, si sa qualcosa di esso che nemmeno il suo autore presagiva. Non ha nessun'amante, te lo posso garantire. È solo un po’ troppo preso dalle sue riflessioni. E poi, non puoi mica pretendere che stia dentro soltanto a… Scusa, ma vedi, mi fai scrivere delle cose che non dovrei. Dai, sii paziente.
Tuo, Walter.
ps.: A proposito, hai mai notato le rughette che si formano attorno agli occhi di un uomo quando, sentendo che sta per piangere, cerca di reprimere il suo impulso, e non ci riesce? Fino ad oggi avevo pensato che si trattasse di una caratteristica tipica della dignità della classe proletaria. Ma vedendole in Theodor, ho capito che l’umanità, l’umanità vera, può esistere anche tra borghesi, purché si ritrovino uniti per la rivoluzione. È un ottima persona, non sprecare questo tesoro a causa di futili gelosie. Cerca di sopportarlo.
[1] W. B., appunto manoscritto in un quaderno del 1928-29.
Le mille e una veglia
“Après moi le Déluge!”
(da “Un indispensabile spiegazione”, di Ippolít, quello che non sopportava l’idiota )
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87. Leggo su un foglio: “L’uomo moderno, se è onesto, non può più parlare coi suoi sogni, e confessare loro le sue più profonde speranze. È questo ciò che lo condanna alla piccolezza, o alla letteratura…”
Mi dispiace di riconoscervi la mia grafia.
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238. Res ordinaria. In fondo la vita è molto più di ciò che Nietzsche ne pensava. Ma è proprio questo “molto più” a renderla molto meno.
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999. Ancora non riesco a capire Nietzsche. Mi sembra troppo banale. Però non sono tanto scemo da pensare che non valga niente, dal momento che così tanti grandi uomini – che anch’io nonostante tutto ammiro – l’hanno giudicato geniale e imprescindibile, e non si sono stancati di imitarlo. Allora suppongo sia stato il profeta della sensibilità contemporanea, che forse doveva apparire ai suoi stessi occhi come qualcosa di pressoché inconcepibile. (Tra l’altro pare che avesse già previsto il revival della mistica che sarebbe a lui seguito). Se così fosse – e perché non dovrebbe esserlo? –, sulla stessa linea di discendenza Pessoa potrebbe esser considerato l’ultimo poeta, di certo il più completo, del congedo nostalgico dal vecchio mondo; e Cioran il cantore estremista del nuovo. Eh sì, perché al fondo di ogni estremismo brucia una rabbia di rimpianto… Henry Miller, poi, potrebbe essere visto come il primo ad aver vissuto nella ‘VVita e nel MMondo RRReale con sensibilità cioraniana (e d’altra parte la prima edizione delle loro dimenticabilissime opere risale allo stesso anno dell’avvento al potere di Adolf: si sa che non c’è mai due senza tre). Finora ho detto “potrebbe essere”. Perché non ci giurerei, né ci scommetterei nulla. E d’altronde mi importa poco.
1000. Illuminazione. Ho capito tutto! Bukowski rappresenta la realizzazione sversa del superuomo! Sì, Bukowski è l’uomo dal cazzo grosso!
1001. Sempre quella voce: “Non ti voglio più sentire filosofeggiantemente raccontarmi del tuo non voler far nulla. Vai, tirati un calcio nel sedere, smuoviti! Altrimenti non ti voglio più sentire”. D’accordo, calma, era proprio quello che stavo meditando di fare!
[1] Secondo Pietro Citati: “Un capolavoro la cui portata nella storia del pensiero è comparabile soltanto a quella delle Demoiselles d’Avignon nella storia dell’arte”.
Una poesia scritta da buon allievo per un concorso di La Stampa e Fiat, sul tema "Andare oltre le aspettative"
Ma oltre dove?
Non importa dove
Basta sia oltre
Andare oltre
Incamminarsi per sentieri sconosciuti
In un mondo tutto già esplorato
(& fotografato & inquinato & brevettato)
Penetrando per misteri già scoperti
Esser stupiti dal più volte visto dimenticare
Ma mai poter restare senza fiato
E perseverare nello sperare sì nello sperare!
…Almeno finché non si è data
Al giornale di oggi un’ultima occhiata:
E Bersani scrisse:
Profumo e Passera
Sarà la compagnia
Purché voli davvero
Come difendersi da questo futuro?
Chiudendosi in una spelonca
per scolopendre e misantropi
?
Leggere troppo il giornale
porta alla deriva
- ma sarà abbastanza oltre
la più aspettata aspettativa?
Perché andare oltre le aspettative c’è chi dice
È andare secondo le aspettative degli altri
E nell’ambizione di parole apprezzatrici
Fingere di eluderle e solo farsi un po’ più scaltri.
- Sì, ma che importa delle aspettative! Basta che andiamo
Qualche poeta lo troveremo che ci darà una mano -
Allora via!
oltre
gli stagni
oltre
le vallate
le montagne
i boschi
le nuvole
i mari
oltre il sole
oltre l’etere
oltre i confini delle sfere stellate
* * * * *
oltre
LE POLEMICHE
oltre
I ricchi all’assalto dell’acqua africana
oltre
Vuoi comprare la mia vita?
oltre
del Delta
del Niger
“No alla privatizzazione!”
E a chi ribatte: “Privatizziamo tutto, anche l’Ultima cena!”
E nessuno capisce che non è lì il problema.
Ma andare oltre necessariamente andare oltre!
Andare oltre la confusione e il disordine di tutto questo!
Andare oltre al vecchio e nuovo ordine che ha divorato se stesso!
Andare oltre l’avventatezza del destino del mondo in corsa!
Andare oltre la pigrizia di chi preferisce non resistere alla morsa!
Andare oltre per sogni per versi per premi
Andar oltre in provetta a depositare semi
Andare oltre a genetificare ceneri future da abbandonare allo Spazio!
Andare oltre esagerare stupire sfruttare fino allo strazio!
Andare oltre a far della terra un grande affollato ospizio
E inghirlandarlo da luna-park alluvionato natalizio
Andare oltre l’hip-hip-hurrà immortale del Progresso!
Andare oltre il Diritto al Consumo e al Pretendi-anche-questo!
Andar oltre il Cielo così illuminato che non lo vede più nessuno
E non si sa se sia tomba o scudo o uno spione importuno
Andare soprattutto oltre il vano sproloquio e lo scontato gesto
Andare dappertutto basta che non sia dove andremo ben presto
Preghiere accartocciate che siamo tra le dita del Tanto fa lo stesso.
Benvenuti!
eccomi finalmente on-line col Mmmio blog. sob. metterò qui qualche testo che ho scritto e già fatto circolare nei mesi scorsi, e qualche altro che forse di tanto in tanto una voce suadente mi suggerirà. ma non sarò costante, e spero di non divenire un frequentatore assiduo di queste mie pagine - anche se so che sarà difficile: sento già la tentazione di visitarle prima ancora di averle riempite... in ogni caso penso di inserire poche cose: non aspettatevi novità a pioggia; mi sforzerò piuttosto di non abusare della vostra pazienza.
un abbraccio a tutte&i,
enrico