martedì 6 marzo 2007

Breve saggio su un pensiero di Walter Benjamin

“Un’opera d’arte è buona se è nata da necessità. In questa maniera della sua origine risiede il suo giudizio: non v’è altro.”
R. M. Rilke

C’è un appunto di Walter Benjamin piuttosto noto:

“Tutto è pensato. Pernottare in un pensiero. Se ho passato la notte al suo interno, so qualcosa di esso che nemmeno il suo autore presagiva”[1]

Più oscure sono però le circostanze della sua origine, tanto che molto spesso si è voluto interpretarlo come espressione di un concetto puramente spirituale, dimenticando la genesi materiale di ogni pensiero concepibile dall’uomo. Lo scopo di questo articolo è di fare un po’ di luce sulla sua storia, e di abbozzare la definizione del dominio entro cui l’opinione del poeta idealista Rilke sulla nascita di ogni pensiero geniale può aver senso da un punto di vista genuinamente marxista.

Pare che un pomeriggio del 1929 il futuro autore delle Tesi di filosofia della Storia ricevesse una telefonata dal suo collega e amico Adorno. La sua voce era spezzata, c’era una vena di disperazione nel suo modo di parlare.
“Walter – gli disse – sono nei guai, devi aiutarmi! Dimmi, quand’è che ci possiamo incontrare?”
“ Beh, non saprei… Sta sera al ristorante del Ritz?”
“ Va bene, va bene… - rispose agitato Adorno. – Ma tu vieni, non mancare! Ho bisogno di te!”
Abbassando il ricevitore, Benjamin si sentì alquanto scosso: era la prima volta che Adorno gli dava del tu. Doveva trattarsi di qualcosa di molto grave, pensò.
La sera i due si trovarono come stabilito. Adorno arrivò con qualche minuto di ritardo; i suoi passi erano nervosi, tremava.
“Sai Walter - cominciò senza neanche salutarlo – il mio rapporto con Gretel è in crisi! Continua a rimproverarmi che la sera non sto mai a casa. È esasperante. Sospetta che abbia un’amante, e ha persino minacciato di cambiare la serratura se le mie assenze continueranno ad esser così frequenti. Dice che non mi vuole più sposare! Ma non capisce, non vuole saperne di quanto mi senta soffocato quando sono obbligato a stare tutta la notte con lei, e a ritrovarmela a fianco la mattina. Non sai che strazio per i miei pensieri! Però se glielo dico, ecco che mi risponde sarcastica: “Ancora questa storia dei pensieri! Theodor, se vuoi andare con un’altra trova almeno una scusa più convincente! Lo sai benissimo che tutto è già stato pensato!” E adesso, ogni volta che faccio per uscire, mi grida: “Non mi ami più! Tieni più ai tuoi pensieri che a me!”. Io le ripeto sempre che non è vero, che sono ancora innamorato di lei come il primo giorno, che vorrei passare tutto il tempo a pensare a lei, soltanto a lei… - Qui esitò. Prese fiato, ma prima di poter ricominciare scoppiò in lacrime: - Ma non posso! Tu Walter, tu solo mi puoi capire! Non riesco a rinunciare a pensar male della classe borghese per dedicare tutte le mie cure a lei. E poi sarebbe una condotta da traditori! Walter, ti prego, devi far qualcosa!”
“Hai ragione, sì. Ma cosa?”
“Qualcosa, qualsiasi cosa, pur di non restarcene qui con le mani in mano come due intellettuali! E poi tu la conosci, sai com’è fatta. Lo so che vi scrivete spesso lunghe lettere. E so anche che di te si fida. Prova a scriverle qualcosa, dai, qualche riga. Fallo per me! E se non per me, fallo per solidarietà alla classe dei critici della società!”
“D’accordo, d’accordo. Cercherò d’inventarmi qualcosa per calmarla. Ma adesso bevi un po’, ché sembri uno straccio. E soprattutto, smettila di preoccuparti. Vedrai che riusciremo ad aggiustare la cose!”
“Oh, grazie, Walter! Grazie! Lo sai quanto ti stimo, come recensore e come confidente! Se non fosse per te, la totalità della causa rivoluzionaria potrebbe andare in fumo!”
Per tutta la sera Benjamin pensò ad un biglietto da mandare alla compagna dell’amico. In fondo sì, lo capiva. Capiva che se la prostituta è il simbolo della società mercificatrice capitalista, la donna come fidanzata e futura moglie può raccogliere in sé tutte le istanze contro-rivoluzionarie, mutandosi in un buco nero capace di risucchiare fino all’ultima tutte le pulsioni alla trasformazione.
Fu allora che concepì quel pensiero.
Prese della carta da lettere, impugnò la penna e scrisse:

“Cara Gretel,
oggi ho visto Theodor. Mi sembrava sconvolto. Ti ama, ne sono certo. Mi ha detto ciò che gli rimproveri. Ma tu devi essere più comprensiva con lui. Lo so, è vero che tutto è già stato pensato. Però ci è ancora possibile pernottare in un pensiero. E se ci si passa la notte al suo interno, si sa qualcosa di esso che nemmeno il suo autore presagiva. Non ha nessun'amante, te lo posso garantire. È solo un po’ troppo preso dalle sue riflessioni. E poi, non puoi mica pretendere che stia dentro soltanto a… Scusa, ma vedi, mi fai scrivere delle cose che non dovrei. Dai, sii paziente.
Tuo, Walter.

ps.: A proposito, hai mai notato le rughette che si formano attorno agli occhi di un uomo quando, sentendo che sta per piangere, cerca di reprimere il suo impulso, e non ci riesce? Fino ad oggi avevo pensato che si trattasse di una caratteristica tipica della dignità della classe proletaria. Ma vedendole in Theodor, ho capito che l’umanità, l’umanità vera, può esistere anche tra borghesi, purché si ritrovino uniti per la rivoluzione. È un ottima persona, non sprecare questo tesoro a causa di futili gelosie. Cerca di sopportarlo.

[1] W. B., appunto manoscritto in un quaderno del 1928-29.

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