Un'amara riflessione sulla deprecabile mancanza di razionalizzazione del sistema-beneficenza attuale. (stralcio di lettera)
"Credo che, nell’ottica dell’agire nel concreto, sarebbe utile aprire un servizio di pubblic relations tra le mogli dei ricchi uomini d’affari, i barboni di portici e stazioni, istituzioni e forze dell’ordine. Proprio l’altro giorno mia zia (la moglie del direttore di banca) si lamentava di non riuscire a distribuire ai clochards giacche a doppio petto appena appena usate dal marito. Orgogliosamente non le accettavano, infastidendola, forse nella paura di non ricevere più la carità nel caso fossero troppo ben vestiti; oppure, di esser fermati da qualche poliziotto insospettito sulla provenienza dei loro abiti di lusso. Personalmente, credo che avrebbero incontrato difficoltà anche a rivenderli. Un’altra dimostrazione dell’ingiustizia e della disparità insite nel sistema attuale, che impedisce il pieno sviluppo del principio di libera impresa e di speculazione ad una parte ingente della società (il tutto mescolantesi ad una serie di pregiudizi morali e d’onore non si sa quanto intenzionalmente trascurati dai fiacchi ideologi del demo-economicismo: ad esempio, come reagirebbe la zia in questione se sapesse che un suo dono è stato riciclato a fini di lucro?). Il ruolo del mediatore liberista di strada sarebbe quello di assicurare il pieno inserimento nel sistema di scambio ai senza-fissa-dimora: facendo da medio e garante negli scambi tra benefattrici facoltose e i soggetti in questione, attraverso – quando si rivelasse necessaria – un’opera di pressione sulla classe politica, atta a riconoscere dignità di virtuoso scambio economico (sottoponibile alle tutele di un regolare contratto) al rapporto tra accettazione della beneficenza da una parte, e soddisfazione dei buoni sentimenti dall’altra - rapporto stupidamente trascurato dagli amministratori attuali del sistema (ciò che, a guardar bene, mette in luce il deprecabile stato di arretratezza della razionalizzazione dei rapporti tra individui nella nostra società)".
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