(frammenti d’incompiuto di un fu nichilista qualunque)[1]
“Après moi le Déluge!”
(da “Un indispensabile spiegazione”, di Ippolít, quello che non sopportava l’idiota )
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87. Leggo su un foglio: “L’uomo moderno, se è onesto, non può più parlare coi suoi sogni, e confessare loro le sue più profonde speranze. È questo ciò che lo condanna alla piccolezza, o alla letteratura…”
Mi dispiace di riconoscervi la mia grafia.
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238. Res ordinaria. In fondo la vita è molto più di ciò che Nietzsche ne pensava. Ma è proprio questo “molto più” a renderla molto meno.
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999. Ancora non riesco a capire Nietzsche. Mi sembra troppo banale. Però non sono tanto scemo da pensare che non valga niente, dal momento che così tanti grandi uomini – che anch’io nonostante tutto ammiro – l’hanno giudicato geniale e imprescindibile, e non si sono stancati di imitarlo. Allora suppongo sia stato il profeta della sensibilità contemporanea, che forse doveva apparire ai suoi stessi occhi come qualcosa di pressoché inconcepibile. (Tra l’altro pare che avesse già previsto il revival della mistica che sarebbe a lui seguito). Se così fosse – e perché non dovrebbe esserlo? –, sulla stessa linea di discendenza Pessoa potrebbe esser considerato l’ultimo poeta, di certo il più completo, del congedo nostalgico dal vecchio mondo; e Cioran il cantore estremista del nuovo. Eh sì, perché al fondo di ogni estremismo brucia una rabbia di rimpianto… Henry Miller, poi, potrebbe essere visto come il primo ad aver vissuto nella ‘VVita e nel MMondo RRReale con sensibilità cioraniana (e d’altra parte la prima edizione delle loro dimenticabilissime opere risale allo stesso anno dell’avvento al potere di Adolf: si sa che non c’è mai due senza tre). Finora ho detto “potrebbe essere”. Perché non ci giurerei, né ci scommetterei nulla. E d’altronde mi importa poco.
1000. Illuminazione. Ho capito tutto! Bukowski rappresenta la realizzazione sversa del superuomo! Sì, Bukowski è l’uomo dal cazzo grosso!
1001. Sempre quella voce: “Non ti voglio più sentire filosofeggiantemente raccontarmi del tuo non voler far nulla. Vai, tirati un calcio nel sedere, smuoviti! Altrimenti non ti voglio più sentire”. D’accordo, calma, era proprio quello che stavo meditando di fare!
[1] Secondo Pietro Citati: “Un capolavoro la cui portata nella storia del pensiero è comparabile soltanto a quella delle Demoiselles d’Avignon nella storia dell’arte”.
“Après moi le Déluge!”
(da “Un indispensabile spiegazione”, di Ippolít, quello che non sopportava l’idiota )
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87. Leggo su un foglio: “L’uomo moderno, se è onesto, non può più parlare coi suoi sogni, e confessare loro le sue più profonde speranze. È questo ciò che lo condanna alla piccolezza, o alla letteratura…”
Mi dispiace di riconoscervi la mia grafia.
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238. Res ordinaria. In fondo la vita è molto più di ciò che Nietzsche ne pensava. Ma è proprio questo “molto più” a renderla molto meno.
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999. Ancora non riesco a capire Nietzsche. Mi sembra troppo banale. Però non sono tanto scemo da pensare che non valga niente, dal momento che così tanti grandi uomini – che anch’io nonostante tutto ammiro – l’hanno giudicato geniale e imprescindibile, e non si sono stancati di imitarlo. Allora suppongo sia stato il profeta della sensibilità contemporanea, che forse doveva apparire ai suoi stessi occhi come qualcosa di pressoché inconcepibile. (Tra l’altro pare che avesse già previsto il revival della mistica che sarebbe a lui seguito). Se così fosse – e perché non dovrebbe esserlo? –, sulla stessa linea di discendenza Pessoa potrebbe esser considerato l’ultimo poeta, di certo il più completo, del congedo nostalgico dal vecchio mondo; e Cioran il cantore estremista del nuovo. Eh sì, perché al fondo di ogni estremismo brucia una rabbia di rimpianto… Henry Miller, poi, potrebbe essere visto come il primo ad aver vissuto nella ‘VVita e nel MMondo RRReale con sensibilità cioraniana (e d’altra parte la prima edizione delle loro dimenticabilissime opere risale allo stesso anno dell’avvento al potere di Adolf: si sa che non c’è mai due senza tre). Finora ho detto “potrebbe essere”. Perché non ci giurerei, né ci scommetterei nulla. E d’altronde mi importa poco.
1000. Illuminazione. Ho capito tutto! Bukowski rappresenta la realizzazione sversa del superuomo! Sì, Bukowski è l’uomo dal cazzo grosso!
1001. Sempre quella voce: “Non ti voglio più sentire filosofeggiantemente raccontarmi del tuo non voler far nulla. Vai, tirati un calcio nel sedere, smuoviti! Altrimenti non ti voglio più sentire”. D’accordo, calma, era proprio quello che stavo meditando di fare!
[1] Secondo Pietro Citati: “Un capolavoro la cui portata nella storia del pensiero è comparabile soltanto a quella delle Demoiselles d’Avignon nella storia dell’arte”.
1 commento:
beh, sì, possiamo dire che Nietzsche è banale. E che c'è di male. Il punto è che Nietzsche riesce ad essere banale senza inviperirsi. Ovvero, viene digerito. E come tutte le cose che davvero insegnano, fanno in modo che dopo averle lette ti sembrino banali, perchè già erano dentro. E da allora sembra siano già state dette. Il metodo sembra facile, dialettica hegeliana, insomma, un sistemino che risolve tutto in un paradosso. Nietzsche è uno stile di vita, di pensiero. Questo è il suo forte. And obviously enough, questo è il suo impantanamento. E questo farà pensare a molti che "banale" sia inutile...Ci vuole coraggio a essere banale!
E di sicuro con Nietzsche uno si diverte di più che con qualche topo di biblioteca...(vabbè, vabbè, tralascio le polemiche).
Ciao Torino!
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