Verso le due del pomeriggio, due ragazzi salgono sul tram non troppo affollato e si piazzano al centro, nella parte circolare. Hanno sui diciassette anni, stanno tornando da scuola. Uno, grosso, porta una felpa nera col cappuccio; l’altro indossa una maglia granata. Parlano di un loro amico che ha preso a cazzotti un tipo.
«Non l’ha colpito solo alla mascella, ma anche sullo zigomo!» precisa divertito quello più grosso indicandosi il punto col dito. «Così fa davvero male. Non puoi neanche provare a risistemartelo muovendo la bocca: lì è davvero duro!»
«Benny [è un nome simbolico] voleva che intervenissimo. Ma noi cosa dovevamo fare, se gli amici di quello non facevano niente? Metterci in quattro?… Loro erano tre. Se avessero alzato le mani su Benny, allora sì… Ma così, cosa dovevamo fare?...».
Sorride mentre racconta del pestaggio, ha un’aria gioviale. Da alcune parole si capisce che c’è di mezzo una maglietta, ma i due vi accennano di sfuggita, dando la cosa per scontata.
Poi, quello con la felpa granata chiede al compagno se si picchi spesso.
«Noh!», gli risponde l’altro, «È solo Benny che attacca sempre briga. - Tu invece?».
«No, io mai veramente. Solo una volta ho rischiato di picchiarmi sul serio».
E gli domanda se conosce un certo Robi.
«Quale, quello della H? Sì, so chi è. A quello lì basta che gli dai uno spintone che finisce a terra!»
Viene presto fuori che sta sul culo a tutti e due. Era stato proprio Robi, una volta, ad invitare a casa sua il ragazzo dalla felpa granata, all’uscita di scuola; questi aveva pensato che se ci andava non si sarebbe dovuto preparare da mangiare, e così aveva accettato. Lungo la strada, però, Robi aveva cominciato a tirargli dei cazzotti, uno, due, tre… E lui ogni volta rispondeva al gioco, che però stava diventando troppo pesante, perché quello i pugni glieli tirava anche all’inguine, dove fanno male…
Il racconto è interrotto dall’arrivo di altri due compagni di classe, che finora erano rimasti a chiacchierare al fondo del tram. Parlano in maniera piuttosto pulita, è evidente che frequentano tutti quanti il liceo. Anche a loro il ragazzo in nero ripete la storia del tipo preso a pugni per la maglietta, e di come fossero poi saliti al volo sul 15, e uno di loro, esaltato, non riuscisse a smettere parlare di ciò che aveva appena fatto Benny.
«Ma…» chiede incuriosito uno dei nuovi arrivati, dai capelli curati e uno stile artistico: «Gli amici di quello non hanno fatto niente?»
Qui, finalmente, quello grosso può riferire disdegnosamente: «Uno si è girato impaurito dall’altra parte. L’altro si è coperto il viso con le mani!».
Sorridono tutti e quattro. A questo punto quello di prima si informa divertito: «Sì, ma com’è che è cominciata?»
«Quei tre tipi stavano chiacchierando sulla panchina. Benny si è avvicinato e ha detto a quello in mezzo: “Carina questa maglietta…!” Poi gli ha detto di togliersela subito, perché era da fascista. Quello se l’è tirata subito via, ma Benny non gli ha lasciato il tempo e ha iniziato a prenderlo a pugni!»